Note estive costituzionali | di Rocco Artifoni

Bergamo,  09 Agosto 2013 | di Rocco Artifoni

Note estive costituzionali

Aspettare il terzo grado di giudizio va bene. Siamo il Paese più garantista del mondo e va bene. Sta scritto nella Costituzione e va benissimo. Però nella Costituzione è anche previsto (art. 48) che una persona non possa esercitare il diritto di voto in caso di sentenza passata in giudicato. Se un cittadino non ha più il diritto di voto, perché dovrebbe poter essere eletto e stare in Parlamento? La risposta mi sembra palese. Eppure siamo qui ancora a discutere se un tale possa rimane in Senato e se possa ricandidarsi alle prossime elezioni. La legge non è uguale per tutti?

Se un individuo viene condannato, magari per frode fiscale, dovrebbe avere il buon senso di tacere, quanto meno sulla materia del fisco. E invece no. Costui ancora oggi (9 agosto) in una nota afferma:  “La nostra battaglia sull’Imu è una battaglia di libertà. L’80 per cento delle famiglie italiane sono proprietarie della casa in cui abitano e sulla casa fondano la certezza del loro futuro. Già nel 2008 il nostro governo cancellò l’Ici e l’impegno che abbiamo preso nell’ultima campagna elettorale, quello stesso impegno che è alla base dell’accordo che ha portato alla formazione del governo di larghe intese, è chiaro: l’Imu sulla prima casa e sui terreni e fabbricati funzionali alle attività agricole non si deve più pagare. Dal 2013 e per tutti gli anni a venire”. Basterebbe dare un’occhiata alla Costituzione (art. 53) per capire che abolire una tassa progressiva come l’IMU, significa introdurre un fisco regressivo, che è palesemente anticostituzionale. Lo sapevano bene i ragazzi di Barbiana: fare parti uguali (in questo caso azzerare la tassa sulla casa) tra diseguali (indipendentemente dal valore della casa) è la più odiosa delle ingiustizie. Ma dov’è Barbiana?

Obiettivo dichiarato: riformare la Costituzione e magari anche la Giustizia. Ovviamente la legge elettorale invece può aspettare, che tanto ci pensano già i partiti a nominare gli eletti. Riformare la Giustizia non per accelerare i processi (anzi, quello che ha portato alla condanna di un noto politico è stato troppo veloce!) e rendere giustizia alle vittime, ma per evitare che si arrivi alle condanne. E rivedere radicalmente la Costituzione, non per aumentare i diritti di ogni cittadino, dividendo e distribuendo ulteriormente il potere per evitare abusi, ma concentrandolo nelle mani di pochi. Modificare i poteri del Presidente della Repubblica, non per renderlo ancora più arbitro super partes, ma per farlo diventare il primo giocatore della politica contingente. Cambiare i poteri del Governo, non per frenare l’eccesso di decreti che hanno trasformato di fatto il Governo in un potere legislativo, ma per limitare ulteriormente i poteri del Parlamento, le cui funzioni sono già state annichilite. Insomma, si prospetta tutto l’opposto di quello che si dovrebbe fare nello spirito della Costituzione. Don Giuseppe Dossetti 20 anni fa a proposito della classe politica che intendeva cambiare la Costituzione, ha parlato del rischio di un “colpo di Stato”. Temo che non avesse torto.

In quest’afa estiva restiamo in attesa – con poche speranze – di una politica assolutamente conservatrice: attenersi al dettato Costituzionale. In questo caldo che non ti fa respirare intravvediamo – con grande fatica – una politica assolutamente rivoluzionaria: applicare integralmente la Costituzione. Costituzione? A che serve? Chi la conosce? Chi la insegna? Chi la pratica? Almeno teniamo aperte le domande, per far passare un po’ di aria fresca …