Val Seriana “Alessandro Ferrari e Cristina Mazzotti”

Presidio della Valle Seriana

“Alessandro Ferrari e Cristina Mazzotti”

Il presidio della Val Seriana si è costituito ufficialmente il 17 febbraio 2017 ad Alzano Lombardo. E’ intitolato a due vittime innocenti di mafia: Alessandro Ferrari e Cristina Mazzotti.

 

Referente: Giulietta Zanga
Sede c/o Auditorium Modernissimo, Piazza della Libert
24027 Nembro
mail: presidioliberavalleseriana@googlegroups.com
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Alessandro Ferrari

Alessandro Ferrari nasce a Gandino il 19 ottobre 1963, e nella cittadina della Val Seriana trascorre l’infanzia insieme ai fratelli (Giuseppe ed Elena), al papà Agostino e alla mamma Elisabetta; la famiglia successivamente si trasferisce a Milano. Assunto in servizio nei vigili urbani di Milano nel 1986, nel 1989 si sposa con Giovanna, e al momento della morte è padre del piccolo Matteo, di un anno.

La sera del 27 luglio 1993, la pattuglia dei vigili urbani milanesi “Monza 3”, guidata dallo stesso Ferrari, nota una Fiat Uno parcheggiata in via Palestro, di fronte al Padiglione di Arte Contemporanea; dall’automobile esce del fumo bianco. Ferrari richiede quindi l’intervento dei vigili del fuoco e nel frattempo blocca la strada. L’autobomba scoppia alle 23.14, causando la morte di Alessandro Ferrari e di altre quattro persone: i vigili del Fuoco Carlo La Catena, Sergio Pasotto e Stefano Picerno, e l’immigrato marocchino Moussafir Driss, che dormiva su una panchina poco distante dal luogo della deflagrazione.

Alessandro Ferrari è stato insignito della medaglia d’oro al valor civile “alla memoria” il 22 novembre 1993; nel 2011 gli è stata intitolata la sala civica di Gandino.

La strage di via Palestro, che oltre ai cinque morti ha provocato anche dodici feriti, fu voluta da Cosa nostra nell’ambito della strategia stragistica-terroristica messa in atto tra 1992 e 1993 come rappresaglia per la lotta contro la mafia portata avanti dallo Stato Italiano.

 

 

Cristina Mazzotti

Cristina Mazzotti era figlia di Helios Mazzotti, agiato industriale comasco del settore cereali.
La sera del 26 giugno 1975 stava rientrando con una coppia di amici da una festa organizzata per festeggiare la sua promozione: la loro macchina stava percorrendo la strada che porta a Longone al Segrino, quando venne affiancata da altre due auto e un uomo mascherato, con le armi spianate, intimò loro di scendere. Il malvivente chiese quale delle due ragazze fosse Cristina Mazzotti e la ragazza, coraggiosamente, si presentò. I rapitori contattarono la famiglia il giorno dopo chiedendo un riscatto record: 5 miliardi di lire. La richiesta diminuì successivamente, dopo che i genitori di Cristina avevano espresso l’impossibilità di reperire la cifra iniziale. A fine luglio Helios Mazzotti, in gran segreto, si recò in un appartamento di Appiano Gentile, dove versò la somma di un miliardo e cinquanta milioni ai rapitori, ricevendo in cambio la loro assicurazione sull’immediato rilascio della ragazza. Ma le cose erano destinate a evolversi in maniera drammatica.

Il primo settembre si seppe che era stata trovata Cristina, morta, in una discarica di Varallino, vicino Sesto Calende. Sepolta sotto una bambola rotta giaceva la ragazza, in avanzato stato di decomposizione. L’autopsia rivelò che giaceva là da oltre quaranta giorni e non si poteva stabilire con esattezza se il corpo era stato sepolto quando la ragazza era morta. Uno della banda dei sequestratori della ragazza, Libero Ballinari, era stato già arrestato in Svizzera, mentre cercava di riciclare una parte del riscatto del sequestro. Fu lui a dare le prime notizie sulla prigionia e sulla morte della sventurata ragazza. Raccontò come Cristina fosse debilitata dalla lunga prigionia e venisse costretta ad assumere dapprima dosi massicce di eccitanti, per poter parlare con i genitori e convincerli a pagare il riscatto, e poi con tranquillanti per sedarne la volontà e impedirle di agitarsi. In conseguenza di questo spregiudicato trattamento, ebbe alla fine un malore. I rapitori, spaventati, la trasportarono via, e la ragazza, durante il viaggio, spirò.

Nel frattempo Helios, il padre, era morto a Buenos Aires nell’aprile 1976, stroncato da un infarto o, secondo i parenti, morto di dolore. Nel 1977, otto dei componenti della banda sono stati condannati all’ergastolo.