Nuove storie nei beni confiscati

Dei beni confiscati alla criminalità organizzata si parla si parla al momento del sequestro, in seguito ad operazioni di polizia. Poi è come se ci dimenticasse di loro. In realtà in molti territori anche in bergamasca, nuove storie di rinascita sociale sono fiorite dentro e attorno a questi beni. Per la comunità bergamasca, per aumentare la consapevolezza della presenza delle mafie sul nostro territorio ma anche per sensibilizzare sui risultati positivi del riuso sociale dei beni confiscati, sarebbe importante conoscere le storie principali.

La casa dei papà separati a Terno d’Isola [bene confiscato a un gruppo di truffatori]
Domenico Fumagalli, presidente dell’Associazione “papà separati Lombardia”, racconta la destinazione sociale che la villetta di Terno ha avuto dal 2014.
Nel 2013 il Comune di Terno d’Isola pubblica un bando per l’assegnazione in comodato d’uso a titolo gratuito, di una villetta a schiera confiscata alla criminalità organizzata e trasferita al patrimonio del comune. Nel 2014 il bene viene assegnato all’Associazione “Papà separati Lombardia” che presenta un progetto per il recupero sociale di padri separati o divorziati con figli e in difficoltà economica ed abitativa.
L’associazione ha già in atto altri progetti analoghi a Milano e in alcuni altri comuni lombardi, unitamente alle attività di Banco Alimentare; la finalità è quella di aiutare quegli uomini che dopo una separazione o un divorzio, nei casi in cui il lavoro garantisca loro uno stipendio medio-basso, si vengono a trovare in una situazione socialmente difficile perché senza più un’abitazione e in difficoltà economica per il sostentamento del coniuge e dei figli. D’altro canto va aumentando il numero di padri separati che presentano situazioni personali davvero difficili e bisognose di aiuto.
In questi anni, la villetta di Terno d’Isola ha ospitato complessivamente 6 papà, che hanno svolto un percorso di recupero sociale e contribuito ad attività di volontariato nel Banco alimentare. Attualmente la villetta ospita due papà, uno dei quali è cittadino di Terno. L’altro papà separato è in attesa di un trapianto di cuore.
La convenzione prevede, per ciascun papà, la possibilità di essere ospitato nella villetta per il tempo necessario al superamento delle difficoltà contingenti e comunque per un anno al massimo.
La comunità di Terno ha accolto in modo positivo la realizzazione del progetto di accoglienza, partecipando attivamente anche alle azioni di volontariato. Lo stesso Comune ha condiviso le iniziative di Banco alimentare che si sono realizzate in questi anni.
In questi anni l’esperienza ha permesso di superare alcune difficoltà iniziali. L’associazione ha dovuto verificare che alcune tipologie di situazioni, come quelle di padri tossicodipendenti o ludopatici o con altri gravi problemi di natura psico-sociale, non potevano essere affrontate con i mezzi di cui l’associazione dispone ma richiedono strutture attrezzate. Pertanto il progetto ha dovuto porre alcune limitazioni alle tipologie di richiesta di ospitalità nell’abitazione.
Considerando l’aumento delle domande di aiuto sociale di questo tipo, il progetto ha sicuramente un futuro e, alla scadenza del contratto di assegnazione del Comune, la possibilità concreta di poter continuare.

La casa famiglia per minori a Berbenno [bene confiscati a un usuraio]
Invece a Berbenno, a raccontare sono Diego e Patrizia, una giovane copia che, oltre ai due figli propri, si è “portata in casa”, in questi anni, 16 bambini o ragazzi provenienti da famiglie in difficoltà, per periodi di tempo più o meno lunghi.
Si potrebbe dire che il progetto ha cominciato a nascere in primis quando il signor Aldo Tempera ha iniziato a delinquere: all’inizio un semplice un prestanome che poi è divenuto usuraio ecc. Questo signore è stato poi arrestato, gli sono stati confiscati 70 beni immobili in tutto il Nord Italia ed uno di questi nel comune di Berbenno. L’amministrazione comunale ha iniziato a pensare al progetto da realizzare in questo spazio. Sono quindi state contattate l’Azienda consortile dei comuni della Valle Imagna (una partecipata dei vari comuni della Valle Imagna per i servizi alla persona) e la cooperativa del territorio, che all’epoca era Il Varco del Gruppo AEPER: queste due realtà hanno proposto l’apertura di una comunità familiare. Comune e Azienda hanno appoggiato la proposta e a quel punto sono stati coinvolti Diego e Patrizia. Essendo un po’ fuori dal paese si addiceva perfettamente a un‘esperienza di accoglienza familiare.
L’apertura effettiva della casa famiglia è avvenuta il 2 ottobre 2012.
È meraviglioso vedere come un paese montano come quello di Berbenno si sia aperto piacevolmente alla comunità familiare, che è stata accolta molto bene. La comunità ha anche creato un “indotto” lavorativo: persone del territorio che lavorano come educatori, aiutano nelle pulizie, collaborano come “lavoratori socialmente utili”. E tanti gruppi sono passati a conoscere l’esperienza e a dare una mano concreta: i gruppi locali di Libera, ma anche gruppi oratoriali, ragazzi delle medie, adolescenti e giovani. Ci sono certo difficoltà economiche nel gestire la casa, c’è però il bello di condividere il cammino con tanta gente che dà il suo contributo per sistemare il bosco, tenere gli animali, ecc.
In questi sette anni gli utenti sono stati minori dagli 0 ai 18 anni, alcuni dei quali sono rimasti in comunità anche una volta raggiunta la maggiore età. Ad oggi sono 16 i bambini e ragazzi che sono passati per questa comunità familiare. Attualmente tutti i posti disponibili sono occupati: in casa con Diego e Patrizia vivono infatti un bambino di 5 anni, uno di 9 e due ragazze di 14 e 16 anni. Di loro dicono: “ai ragazzi che sono passati per questa realtà abbiamo cercato di dare una mano: gli si è voluto bene. In qualche caso ci sono stati ottimi risultati, in altri casi un po’ meno, ma abbiamo fatto del nostro meglio per fare del bene”.

La casa per donne in difficoltà a Suisio [bene confiscato a killer della ’ndrangheta]
La villetta di Via M.L. King è un ‘’bene destinato’’, assegnato al Comune di Suisio a seguito di confisca avvenuta nel 1996.Il Comune ha trovato le risorse necessarie alla ristrutturazione del bene che versava in condizioni di degrado per metterlo a disposizione della comunità. La villetta è quindi stata affidata all’Azienda Isola, costituita dai Comuni dell’Isola per i servizi alla persona; che tramite un bando pubblico ne ha affidato la gestione alla Cooperativa Sociale AERIS di Vimercate.
Nel novembre 2017 si è tenuta l’inaugurazione: la prima ospite con sua figlia, viene accolta un mese dopo. È iniziato così un progetto di housing sociale denominato ‘Casa Camilla Bravi’ per donne sole o con figli minori, che si trovano in una situazione di disagio (abitativo e lavorativo). La durata dell’accoglienza è di sei mesi, prorogabili per altri sei per concludere progetti già avviati. La casa può ospitare fino a tre nuclei contemporaneamente.
Inizialmente l’atteggiamento da parte della comunità e dei vicini era di diffidenza e resistenza dal momento che l’ex proprietario della casa era conosciuto e frequentato dai compaesani. Gradualmente la situazione sta cambiando: aumentano i rapporti di vicinato e si assiste a una maggiore integrazione nella comunità. Molto utili per le ospiti sono la vicinanza e anche la compagnia che il vicinato può offrire alle donne accolte e ai rispettivi nuclei familiari. Ne sono un esempio le feste e i pranzi spesso condivisi.
Il desiderio è quello di intrattenere e aumentare i contatti già esistenti con le altre realtà presenti sul territorio, ad esempio con l’oratorio del paese, con i piccoli commercianti locali e con le scuole. Casa Bravi infatti si propone di essere una risorsa non solo per le donne ospitate, ma per tutta la comunità. Per questo nel prossimo futuro si intende creare una rete per far comprendere che un bene confiscato è una risorsa per la comunità. Uno degli obiettivi principali è coinvolgere le scuole, per far capire ai giovani che si può sempre superare una situazione negativa e mostrarne un esempio concreto. Stretta è in questo ambito la collaborazione con l’associazione Libera, che è attiva nell’organizzare interventi di sensibilizzazione nelle scuole.
Altri possibili progetti vedono coinvolti i consultori (che potrebbero usufruire degli spazi del bene e offrire consulenza alle ospiti), l’agenzia per il lavoro Mestieri, la Caritas, che costituisce un punto di riferimento durante l’intero percorso e la rete di uffici del territorio a tutela dei minori, in particolare l’Azienda Isola.