Ciuri di campo chi crisci

Bergamo, Settembre 2014 | di Lucia Bettani

CIURI DI CAMPO CHI CRISCI

“[…] in fondo tutte le cose, anche le peggiori, una volta fatte poi si trovano una logica per il solo fatto d’esistere. Fanno ‘ste case schifose, con le finestre in alluminio, i muri di mattoni, i balconcini, la gente ci va ad abitare, ci mette le tendine, i gerani, la televisione… Dopo un po’ tutto fa parte del paesaggio, c’è, esiste, nessuno si ricorda più com’era prima. Non ci vuole niente a distruggere la bellezza! E allora, invece della lotta politica, della lotta di classe, delle manifestazioni… bisognerebbe ricordare alla gente che cos’è la bellezza, aiutarla a riconoscerla, a difenderla! È importante la bellezza, da quella scende giù tutto il resto!” (Peppino Impastato)

È aiutare a ricordare, a riconoscere e a difendere la bellezza ciò che, secondo me, Libera fa. Di questo mi sono accorta quest’estate partecipando ad un campo di lavoro e volontariato a Marina di Cinisi, Palermo. Questo campo si trova all’interno di un bene confiscato alla mafia (maxi confisca del 1993), in particolare a Vincenzo Piazza, l’imprenditore della mafia. Piazza riciclava il denaro sporco dei fratelli Graviano, reinvestendolo nell’edilizia pubblica e privata. La “Calcestruzzi Piazza” si è anche preoccupata della costruzione della residenza estiva della famiglia del suo proprietario, formata da quattro villette. È qui che ho passato una bellissima settimana. Oggi la residenza estiva si chiama “Ciuri di campo” (Fiori di campo) ed è gestita, da tre anni, dalla cooperativa “Libera-mente” che collabora con Libera. Trascorrere una settimana in un campo di Libera significa convivere con persone di età diverse, collaborare con loro, lavorando all’interno del campo e fuori, condividendo emozioni, impressioni, riflessioni e, ovviamente, anche il divertimento. All’interno del campo le giornate di dividevano tra lavoro e formazione. Solitamente la mattina eravamo tutti occupati nelle mansioni a noi affidate dagli organizzatori, quindi ci occupavamo della pulitura delle spiagge (il mare era distante solo 300 m!), lavoro nei campi (raccolta di frutta e verdura), pulizia degli spazi comuni, pulizia delle aiuole e delle siepi, bruciatura delle sterpaglie. Inoltre, a rotazione, dovevamo occuparci della preparazione dei pasti, è stato molto bello cucinare per 60 persone!! Ma il campo non è solo lavoro, è anche formazione. Infatti nel pomeriggio, dopo la pausa relax-spiaggia-mare del dopo pranzo, sono venuti a parlarci persone come Giovanni Impastato, che, dopo la morte di suo fratello, ha lottato con la madre Felicia per avere giustizia, per far riconoscere Peppino quale vittima di mafia, ucciso dal suo vicino di casa Tano Badalamenti e non come suicida e terrorista. Inoltre abbiamo avuto l’occasione di porgli le nostre domande, di scambiare con lui le nostre riflessioni. La stessa cosa è avvenuta anche il venerdì pomeriggio durante l’incontro con Antonio Zangara, figlio di una vittima innocente di mafia, e Giovanni Paparcuri, l’autista di Rocco Chinnici. Entrambi ci hanno raccontato la loro storia, entrambe molto forti e piene di voglia di riscatto, ovviamente in modo pacifico. Ma la prima formazione è stata quella più inaspettata di tutte! Per seguirla siamo andati a Borgo di Dio, Trappeto, presso il centro sviluppo Danilo Dolci, che ritornerà a nuova vita come punto di riferimento per gli studi sociali, artistici e culturali grazie al lavoro dei figli di Danilo Dolci, di Libera e altri collaboratori. Questo è ciò che ci è stato presentato alla conferenza, a cui sono intervenuti diversi interlocutori tra cui don Ciotti!!! È stato l’intervento più bello e coinvolgente della giornata!

Nel corso della settimana siamo andati anche a Palermo e, mentre i ragazzi minorenni visitavano la città, noi maggiorenni siamo andati ad assistere al processo trattativa stato-mafia presso l’AULA BUNKER!!! In questa trattativa, Libera si è dichiarata parte civile, infatti il Presidente di Libera Palermo, Umberto di Maggio, sedeva tra i banchi del tribunale. Purtroppo del processo abbiamo visto e sentito ben poco, a causa di un “malinteso” tra uno degli avvocati e il suo assistito (un mafioso diventato collaboratore di giustizia), che quel giorno avrebbe dovuto testimoniare. Da una parte siamo anche stati fortunati, perché abbiamo potuto ascoltare le parole di Umberto di Maggio. Dopo questa grandissima esperienza, avvenuta all’interno di questo “tempio” siamo andati tutti quanti a mangiare nel quartiere palermitano in cui convivono ben quattordici etnie differenti, il quartiere di Ballarò. In conclusione di questa settimana ho visitato il luogo in cui Peppino è stato ucciso, casa Felicia e Peppino e casa Badalamenti. Due case completamente differenti, differenti nella grandezza, differenti nello stile e differenti nei padroni. Una che ospitava Peppino, e l’altra il suo assassino. Due case così differenti, e così poco distanti, solo 100 passi che ho avuto l’onore di percorrere.

È incredibile come a pochi chilometri di distanza dal campo “Ciuri di Campo”, dove si lotta contro la mafia lavorando all’interno di un bene confiscato e sul territorio circostante, ci sia, nel paese di Peppino, Cinisi, ancora così tanto “rispetto” per un mafioso ormai nient’altro che un nonnino più che novantenne, che, nonostante gli arresti domiciliari, se ne va a passeggio per il paese, grazie all’aiuto di due bastoni, che lo rendono ancora più riconoscibile.

Ho imparato molte cose durante questa settimana. Ho imparato che “scavando la terra, si scava nella propria coscienza” (don Ciotti), che l’ironia può essere un’arma migliore rispetto alle pistole, che bisogna dubitare di chi dice di sapere tutto (don Ciotti), che non è vero che la mafia non uccide donne e bambini o che uccide solo i suoi pari, questo perché la mafia non guarda in faccia nessuno, che la parola “legalità” è ormai da tanto tempo sfruttata. Ho capito che esistono siciliani di scoglio (ritengono la Sicilia metro e misura di tutto) e siciliani di alto mare (cercano la Sicilia oltre i confini geografici), ma anche che è importante andare oltre i confini geografici ed i pregiudizi e combattere i concetti di spazio e di tempo per combattere la mafia. Fare un campo di volontariato in Sicilia non è solo questo, è anche degustare il cibo siciliano, il dialetto, i tempi di lavoro e fare nuove amicizie.

Nessuna delle persone che ho incontrato ha avuto la presunzione di dire che la mafia verrà sconfitta a breve termine, anzi hanno detto tutti il contrario, ma tutti hanno detto una cosa molto importante, che più sappiamo e più diventiamo pericolosi, perché ci possono rubare tutto, ma non ciò che conosciamo! Quindi dobbiamo armarci di carta e penna, e sarebbe bello anche immaginare la vittoria di questa battaglia come l’ha descritta Umberto di Maggio: “Domenica pomeriggio, lo stadio di Palermo è gremito di gente. Le due squadre scendono in campo, da una parte i mafiosi e dall’altra i cittadini. Fischio d’inizio, la partita comincia…. La partita è in pareggio, ma ecco che al 90° minuto un calciatore della squadra dei cittadini tira, GOL di rovescio. Tutt’ad un tratto arriva una navicella spaziale e i mafiosi, sconfitti, salgono e tornano sul pianeta da cui sono venuti… ammesso che esista un loro pianeta”.