Guardami | don Andriano Peracchi

Bergamo, 20 maggio 2014 di don Andriano Peracchi

Guardami

Lo sguardo dell’amico africano mi accompagna ancora.

Non è facile stare sotto lo sguardo di qualcuno soprattutto  se estraneo.

È uno sguardo che inquieta e, nello stesso tempo, libera,

apre a un modo di stare al mondo più umano.

Ci insegna a guardare, a cogliere non solo le immagini viste con gli occhi

ma anche ciò che va al di là del visibile:i volti che dicono il dramma,

gli occhi spalancati per la meraviglia, l’espressione di angoscia di chi,

in un attimo, ha perso tutto.

Così le immagini della televisione non sono solo immagini

ma diventano volti che ci guardano.

Ci guardano i volti delle mamme della Nigeria,

con la disperazione per le figlie sequestrate  e sparite nel nulla.

Delle quali però si conosce il destino: stupro, violenza, abuso .

Sguardi non visti? Donne non viste?

Ancora ritorna l’immagine di Gesù ai piedi del sicomoro.

“Scendi, vengo io da te”.

Ma dal basso di questa infamia umana, cosa avrebbe chiesto

a noi, che, sulla pianta – come Zaccheo – , viviamo da spettatori avvezzi

alle tragedie del mondo?

Forse non grandi cose. Soltanto un invito: “Guardami”.

“Guardami”, è proprio il primo passo, senza il quale non c’è azione,

sensazione, sentimento, gesto.

Se guardo, se colgo lo sguardo dell’altro, allora mi accorgo

di un mondo altro.

Se guardo, non posso più chiudermi nell’indifferenza.

E quella maledetta miniera in Turchia,

non è più solo un tragico fatto di cronaca che domani dimentico

ma resta la cornice di centinaia di sguardi trafitti dalla disperazione:

ho perso il marito, è morto mio figlio, il nostro papà è ancora là sotto.

Messaggi muti, senza parole. Puri sguardi.

“Guardami” è l’appello di tanti profughi che  hanno sognato una terra amica

e sono finiti inghiottiti dal  mare, il nostro mare ( “ mare nostrum “) per di più.

Nella nostra beata ignoranza non ci siamo neanche chiesti il perché

e per quali ragioni delle persone come noi devono rischiare la vita per un tozzo di pane.

Noi, ciechi e sordi.

Giornali e televisioni difficilmente ci aiutano a capire. Piuttosto rafforzano griglie di lettura di parte:

Eppure quegli sguardi stanno lì davanti a noi, al nostro mondo, ormai scassato

e vuoto di interiorità e di umanità.  Un mondo assente, chiuso in un autismo dilagante,

patologia che isola dalla realtà e chiude nel perimetro circoscritto dell’individualismo.

Fermiamoci a cogliere lo sguardo: lasciamoci trafiggere da quegli occhi,

lasciamoci raggiungere in quel milligrammo di umanità che ci è rimasta.

E’ il solo modo per uscire dall’autismo.

Perché, come dice una donna saggia,

il loro sguardo buca le nostre ombre.