L’imbroglio del debito pubblico | Rocco Artifoni

Bergamo, 15.12.2012 | di Rocco Artifoni

L’imbroglio del debito pubblico

La spesa per gli interessi penalizza le politiche sociali. Più tasse sui ricchi anche per contrastare mafie, corruzione ed evasione fiscale.

Soldi

“Lo spread è un imbroglio”, ha detto recentemente l’ex presidente del consiglio dei ministri. Un paio di giorni dopo la Banca d’Italia ha reso noto che ad ottobre 2012 il debito pubblico italiano ha raggiunto nuovi record sia in valore assoluto (2.014 miliardi di euro) che in relazione al Prodotto Interno Lordo (126,1 %). Di conseguenza, l’autorevole quotidiano “Il Sole 24 Ore” riferisce che gli interessi sul debito nei prossimi anni aumenteranno e nel 2012 lo stato italiano dovrà pagare 86 miliardi di euro. Ovviamente ciò è dovuto a due fattori: l’aumento sia dello stock del debito che dello spread, cioè all’incremento della quantità assoluta del debito e all’innalzamento del tasso di interesse sui titoli di stato italiani. In un certo senso è vero che “lo spread è un imbroglio”. Perché se aumentano gli interessi sui Buoni del Tesoro, i risparmiatori sono contenti. Peccato che poi questi interessi alti li dovrà pagare lo stato. Che per pagarli dovrà chiederli ai cittadini, sotto forma di nuove tasse oppure sotto forma di tagli ai servizi. Insomma, se lo spread si alza ci guadagna chi compra i titoli di stato italiani, ma ci perdono tutti i contribuenti. Il debito pubblico crea esattamente questa situazione. Va bene per i creditori (i possessori dei titoli del tesoro) che riscuotono interessi alti, ma va male per tutti gli altri, cioè tutti gli italiani, che devono sostenere anche la spesa per gli interessi, oltre al debito che resta sempre da pagare…

 

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