{"id":183,"date":"2014-01-04T15:12:31","date_gmt":"2014-01-04T14:12:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.liberabg.it\/l\/2014\/01\/sistemi-elettorali-e-poteri-democratici-di-rocco-artifoni\/"},"modified":"2014-01-04T15:12:31","modified_gmt":"2014-01-04T14:12:31","slug":"sistemi-elettorali-e-poteri-democratici-di-rocco-artifoni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.liberabg.it\/index.php\/2014\/01\/sistemi-elettorali-e-poteri-democratici-di-rocco-artifoni\/","title":{"rendered":"Sistemi elettorali e poteri democratici | di Rocco Artifoni"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: right;\"><strong>Bergamo, 4 Gennaio 2013 | <span class=\"style1\"> di Rocco Artifoni<\/span><\/strong><\/p>\n<h1>Sistemi elettorali e poteri democratici<\/h1>\n<p>Anzitutto bisogna chiarire un punto, che pure dovrebbe essere chiarissimo, ma di fatto non lo \u00e8. Quando si vota per il Parlamento \u2013 italiano o europeo \u2013 si eleggono i rappresentanti del popolo che hanno il compito di predisporre le leggi. Non si vota per eleggere il governo ma i parlamentari. Non si sceglie il potere esecutivo ma quello legislativo. Con questa premessa mi pare ovvio che il Parlamento migliore \u2013 almeno in teoria \u2013 dovrebbe essere quello che rispecchia meglio la volont\u00e0 popolare. Quindi, sarebbe meglio utilizzare sistemi elettorali proporzionali, poich\u00e9 mantengono un corretto rapporto tra volont\u00e0 dei votanti ed eletti.<\/p>\n<p>Noi italiani abbiamo una Carta Costituzionale che &#8211; ovviamente &#8211; tutela le minoranze. Per questa ragione ad esempio l\u2019art.&nbsp; 57 della Costituzione prevede che ogni Regione abbia un numero minimo di seggi senatoriali, anche se non spetterebbero sulla base di un mero calcolo proporzionale in relazione agli abitanti o ai votanti. Nelle elezioni per il Parlamento Europeo questo meccanismo \u00e8 ancora pi\u00f9 enfatizzato. Ad esempio a Malta, che ha una popolazione inferiore al mezzo milione di cittadini, spettano comunque 6 seggi europei, mentre la Germania, che ha una popolazione 200 volte pi\u00f9 numerosa, ha diritto a 96 seggi (cio\u00e8 soltanto 16 volte quelli di Malta). In altre parole l\u2019Unione Europea adotta il principio della \u201cproporzionalit\u00e0 regressiva\u201d, teso a favorire la rappresentanza dei pi\u00f9 piccoli, sfavorendo di conseguenza i pi\u00f9 potenti.<\/p>\n<p>Gustavo Zagrebelski&nbsp; &#8211; gi\u00e0 presidente della Corte Costituzionale &#8211; nel suo testo \u201cImparare la democrazia\u201d scrive:&nbsp; \u00abIn democrazia nessuna deliberazione ha a che vedere con la ragione o il torto, la verit\u00e0 o l&#8217;errore. Non esiste nessuna ragione per sostenere, in generale,&nbsp; che i pi\u00f9 vedano meglio, siano pi\u00f9 vicini alla verit\u00e0 dei meno. L\u2019essenza della politica democratica,&nbsp; sta di solito non nella maggioranza,&nbsp; ma nelle minoranze che fanno loro il motto &#8220;non seguire la maggioranza nel compiere il male&#8221;.\u00bb<\/p>\n<p>Da quanto detto fin qui si potrebbe trarre la conclusione che un buon sistema elettorale in una prospettiva di democrazia costituzionale e di convivenza civile, dovrebbe tendere a dare spazio alle minoranze di ogni genere: territoriali, linguistiche, culturali, sociali e politiche. In altre parole \u2013 se proprio si volesse dare un \u201cpremio\u201d di rappresentanza \u2013 questo dovrebbe essere assegnato ai pi\u00f9 deboli e ai pi\u00f9 piccoli. Cio\u00e8 esattamente il contrario di quello che si \u00e8 fatto negli ultimi 20 anni in Italia, nei quali sono state alzate le soglie di sbarramento per essere eletti sia al Parlamento italiano che a quello europeo e sono stati introdotti sistemi maggioritari o premi di maggioranza per i gruppi politici pi\u00f9 votati.<\/p>\n<p>Le motivazioni che di solito vengono addotte per giustificare gli sbarramenti e i premi di maggioranza consistono nell\u2019evitare la proliferazione dei partiti e nel cercare di costruire un sistema politico bipolare. A parte che negli ultimi due decenni il numero dei partiti in Italia non \u00e8 diminuito e che il quadro politico italiano \u00e8 sempre meno bipolare (ma non casualmente non \u00e8 bipolare in Germania, in Francia, in Gran Bretagna, ecc.), viene da chiedersi perch\u00e9 nessuno si assuma l\u2019onere di spiegare perch\u00e9 cinque partiti sarebbero meglio di sei o sette e perch\u00e9 due coalizioni sarebbero meglio di tre o quattro. In un sistema democratico non sarebbe invece pi\u00f9 opportuno e pi\u00f9 interessante disporre di pi\u00f9 alternative sia come partiti che come coalizioni? Il cittadino elettore, avendo pi\u00f9 possibilit\u00e0, dovrebbe sentirsi pi\u00f9 vicino ai rappresentanti che ha scelto.<\/p>\n<p>In realt\u00e0 quello dei partiti e delle coalizioni \u00e8 un falso problema. Se \u201cogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato\u201d (art. 67 Costituzione), i partiti dovrebbero essere lo strumento per proporre ai cittadini elettori i migliori candidati possibili, che una volta eletti dovrebbero prendere le proprie decisioni in coscienza e non dipendere pi\u00f9 dai partiti o dalle coalizioni d\u2019origine. Insomma le forze politiche dovrebbero aiutare i cittadini a \u201cselezionare la classe dirigente\u201d, possibilmente utilizzando anche sistemi di scelta diretta come le \u201cprimarie\u201d, ma poi \u2013 una volta assegnati i seggi \u2013 dovrebbero fare un passo indietro. Gli eletti devono rappresentare gli elettori e non il partito. La partitocrazia non \u00e8 prevista tra i poteri costituzionali. Anche per questa ragione le leggi elettorali con liste di candidati bloccate non hanno senso e sono palesemente in contrasto con lo spirito democratico costituzionale.<\/p>\n<p>Chi \u00e8 favorevole a leggi elettorali maggioritarie, che attraverso diversi sistemi fanno diventare maggioranza la principale tra le minoranze, presuppone che sia meglio che in Parlamento ci sia una maggioranza omogenea. A parte il fatto che negli ultimi due decenni per vincere le elezioni spesso sono state costruite coalizioni molto disomogenee (che certamente non sono diventate pi\u00f9 omogenee grazie al premio di maggioranza), ma per quale ragione rafforzare artificialmente una fazione dovrebbe essere un vantaggio? Al contrario, le altri parti politiche, teoricamente confinate all\u2019opposizione, si sentono escluse a priori dalle decisioni, poich\u00e9 probabilmente ignorate o poco considerate da chi ha i numeri della maggioranza. I sistemi maggioritari tendono a diventare un impedimento per un confronto parlamentare pi\u00f9 collegiale e per una pi\u00f9 ampia condivisione delle scelte legislative.<\/p>\n<p>Gli eletti, pur avendo evidentemente un\u2019idea e un programma politico, dovrebbero essere tutti indipendenti, disponibili a votare a favore di ogni proposta di legge in coscienza ritenuta utile e contro ci\u00f2 che si valuta in modo negativo, dopo un reale confronto parlamentare. Si chiama appunto \u201cparlamento\u201d, poich\u00e9 si presuppone che tutti siano presenti, che si parli e che si ascolti chi ha qualcosa da dire (all\u2019opposto di quanto accade spesso nel Parlamento italiano con aule vuote e deputati o senatori che parlano ai banchi). Di conseguenza, non dovrebbero esistere maggioranze prestabilite per ogni decisione da assumere, perch\u00e9 \u00e8 dal dibattito tra gli eletti che dovrebbero affinarsi ed emergere le intenzioni di voto. Il Governo \u201cdeve avere la fiducia delle Camere\u201d (art. 95 Costituzione), ma \u00e8 impensabile e insensato che ogni legge debba essere approvata dalla maggioranza che sostiene l\u2019esecutivo o addirittura direttamente dal Governo. Sta scritto anche nella Costituzione: \u201cil voto contrario di una o d\u2019entrambe le Camere su una proposta del Governo non implica obbligo di dimissioni\u201d (art. 94).<\/p>\n<p>La prassi \u2013 purtroppo ormai consolidata \u2013 che sia il Governo a predisporre e far approvare la maggior parte delle leggi, spesso ponendo il Parlamento sotto il ripetuto ricatto del voto di fiducia, costituisce una grave ferita nel tessuto democratico della divisione dei poteri. \u00c8 compito del Parlamento approvare le leggi, mentre il Governo dovrebbe occuparsi dello loro piena attuazione (si chiama \u2013 appunto \u2013 esecutivo). Le eventuali riforme \u2013 e a maggior ragione quelle costituzionali &#8211; non sono materia governativa, ma parlamentare. Non tocca al Governo cambiare le leggi, magari attraverso l\u2019abuso di Decreti Legislativi.<\/p>\n<p>A parte il fatto che nella Costituzione il Governo \u00e8 costituito da tre elementi: il Consiglio dei ministri, la Pubblica amministrazione e gli Organi ausiliari. \u00c8 evidente che per Governo si intende anzitutto l\u2019apparato amministrativo del Paese, che fornisce servizi al cittadino. Spesso \u00e8 stato sopravvalutato il profilo politico dei Ministri a scapito di quello tecnico, che dovrebbe essere prevalente. I cosiddetti governi tecnici (Ciampi, Dini, Monti) dovrebbero costituire la regola e non l\u2019eccezione. Chi sostiene che i governi tecnici non siano legittimati dal voto democratico, non sa quello che dice. Il popolo italiano non vota mai per il Governo, ma sempre per il Parlamento.<\/p>\n<p>La distinzione netta tra Governo e Parlamento, che rappresentano due poteri distinti, \u00e8 chiaramente delineata nell\u2019Ordinamento della Repubblica, cio\u00e8 nella seconda parte della Costituzione. Ma a quanto pare non \u00e8 cos\u00ec nelle intenzioni delle forze politiche e nelle scelte dei cittadini. Eppure la commistione tra chi approva le leggi e chi governa il Paese dovrebbe preoccupare tutti i sinceri democratici. Montesquieu, considerato tra i padri dei moderni stati democratici, ha scritto: \u00abSe il potere esecutivo fosse affidato a un certo numero di persone tratte dal corpo legislativo, non vi sarebbe pi\u00f9 libert\u00e0, perch\u00e9 i due poteri sarebbero uniti, le stesse persone avendo talvolta parte, e sempre potendola avere, nell&#8217;uno e nell&#8217;altro\u00bb. Parole pesanti che dovrebbero far riflettere anzitutto chi oggi \u2013 spesso con grande superficialit\u00e0 &#8211; si pone l\u2019obiettivo di riformare le nostre istituzioni, con una nuova legge elettorale e con modifiche costituzionali.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Bergamo, 4 Gennaio 2013 | di Rocco Artifoni Sistemi elettorali e poteri democratici Anzitutto bisogna chiarire un punto, che pure dovrebbe essere chiarissimo, ma di fatto non lo \u00e8. 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