{"id":138,"date":"2013-07-30T09:03:13","date_gmt":"2013-07-30T07:03:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.liberabg.it\/l\/2013\/07\/volontari-per-dovere-di-rocco-artifoni\/"},"modified":"2013-07-30T09:03:13","modified_gmt":"2013-07-30T07:03:13","slug":"volontari-per-dovere-di-rocco-artifoni","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.liberabg.it\/index.php\/2013\/07\/volontari-per-dovere-di-rocco-artifoni\/","title":{"rendered":"Volontari per dovere | di Rocco Artifoni"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: right;\"><strong>Bergamo,&nbsp; Luglio 2013 | <span class=\"style1\"> di Rocco Artifoni<\/span><\/strong><\/p>\n<h1>Volontari per dovere<\/h1>\n<h2>In memoria di Roberto e Saveria Antiochia<\/h2>\n<p><img decoding=\"async\" style=\"margin: 5px; float: right;\" alt=\"Roberto_Antiochia\" src=\"images\/stories\/img_libera\/2013\/Roberto_Antiochia.jpg\" height=\"128\" width=\"134\" \/>Faceva caldo sulla spiaggia di Ostia domenica 28 luglio del 1985.<strong> Roberto Antiochia, 23 anni, agente di polizia<\/strong>, era l\u00ec a godersi le meritate ferie. Era contento, perch\u00e9 aveva ottenuto da pochi mesi il trasferimento a Roma, cos\u00ec poteva stare vicino alla mamma Saveria, rimasta vedova. Ma aveva nostalgia di Palermo, dove aveva prestato servizio, fino a pochi mesi prima, nella squadra &#8220;catturandi&#8221;, a dar la caccia ai latitanti, collaborando con il Commissario Beppe Montana e con il Vice capo della Squadra Mobile Ninni Cassar\u00e0.<\/p>\n<p>  <!--more-->  <\/p>\n<p>Roberto era alto, dinoccolato, rosso di capelli: non poteva passare inosservato, con quel suo modo di portare la pistola, avvolta in una calzamaglia e infilata nella cintura dei jeans. Durante gli anni trascorsi nella trincea palermitana aveva imparato il mestiere: &#8220;Un mestiere infame, senza mezzi e pieno di sacrifici, in una citt\u00e0 che neanche partecipa ai funerali dei poliziotti&#8221;, aveva detto un giorno Roberto. Ma nonostante le difficolt\u00e0 Roberto lavorava con passione e con metodo, imparando a conoscere i segreti della mafia. Poco tempo gli rimaneva per stare insieme alla sua ragazza, Cristina, 22 anni. Non era solo abnegazione, fedelt\u00e0, dovere. Ma anche e soprattutto stima, amicizia, affetto: &#8220;Darei la vita per difendere Montana e Cassar\u00e0&#8221;, Le aveva detto Roberto.<\/p>\n<p>Faceva caldo a Palermo il 28 luglio del 1985, quando a Palermo la mafia uccise il Commissario Beppe Montana. Era ancora luglio quando &#8211; esattamente due anni prima &#8211; a Palermo i mafiosi uccisero il giudice istruttore Rocco Chinnici, il padre del pool antimafia. Allora Montana aveva detto: &#8220;A Palermo siamo poco pi\u00f9 d&#8217;una decina a costituire un reale pericolo per la mafia. E i loro killer ci conoscono tutti. Siamo bersagli facili, purtroppo. E se i mafiosi decidono di ammazzarci possono farlo senza difficolt\u00e0&#8221;. Appena Roberto Antiochia seppe dell&#8217;omicidio del suo amico e maestro Beppe Montana, part\u00ec per la Sicilia: prima ai funerali a Catania, poi a Palermo. Interruppe le ferie, chiese di rientrare alla squadra mobile, anche se ormai era in forze alla Criminalpol di Roma, di poter collaborare al lavoro investigativo, scegliendo volontariamente uno dei posti pi\u00f9 pericolosi: fare la scorta a Ninni Cassar\u00e0.&nbsp; Pur di stargli vicino, Roberto si era arrangiato alla meglio in quei giorni di soggiorno palermitano. &#8220;Dove andrai a dormire stanotte?&#8221;, gli chiedeva Ninni Cassar\u00e0 ogni sera, quando Roberto lo accompagnava a casa. E lui: &#8220;Non si preoccupi: un letto lo trover\u00f2 anche stavolta&#8221;.<\/p>\n<p>Faceva ancora caldo a Palermo nel pomeriggio di marted\u00ec 6 agosto 1985. Erano trascorsi soltanto 9 giorni dalla morte di Beppe Montana. Ninni Cassar\u00e0 quel giorno aveva deciso di tornare a casa a mangiare. La moglie Laura e la figlia di Ninni vedono dal balcone l&#8217;auto della polizia arrivare sotto casa. Ninni e Roberto scendono dalla vettura e si avviano verso le scale: le raffiche micidiali del Kalashnikov dei killer mafiosi li hanno falciati inesorabilmente sulla soglia, insieme.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" style=\"margin: 5px; float: left;\" alt=\"saveria-antiochia\" src=\"images\/stories\/img_libera\/2013\/saveria-antiochia.jpg\" height=\"158\" width=\"132\" \/>Faceva ancora caldo a Roma gioved\u00ec 22 agosto del 1985 quando sulla prima pagina del quotidiano La Repubblica,<strong> Saveria Antiochia, mamma di Roberto, scrisse una lettera aperta al Ministro degli interni dal titolo &#8220;Li avete abbandonati&#8221;<\/strong>. Saveria scrisse: &#8220;Ho vissuto vicino a mio figlio in questi anni, ho soggiornato spesso a Palermo, ho conosciuto funzionari e colleghi. Ho visto che non avevano le macchine chieste da pi\u00f9 di un anno, ho visto le alfette da inseguimento della Squadra mobile rattoppate, malridotte e riconoscibili anche dai bambini. Ho visto gli agenti usare le macchine personali o farsele prestare dagli amici. Ho visto disputarsi l&#8217; intera Squadra l&#8217; unico binocolo a disposizione. Ho visto i funzionari pagare gli informatori di tasca loro. Sono solo esempi, piccoli esempi di una grande sordit\u00e0. Se lei fosse stato meno preoccupato per la sua incolumit\u00e0, il 7 agosto, al Duomo di Palermo, avrebbe sentito in mezzo alle proteste degli agenti le nostre voci disperate. Quella di Assia, la fidanzata di Montana, la mia, quella di Cristina, la fidanzata di mio figlio, ma soprattutto quella di Roberto dalla sua bara.&#8221;<\/p>\n<p><strong>Da allora Saveria Antiochia ha passato ogni giorno della sua vita a parlare di legalit\u00e0 e di giustizia<\/strong> nelle scuole di tutta Italia, rivendicando il diritto dei cittadini a vivere in un paese libero dalla corruzione e dalle mafie. Ai giovani diceva: &#8220;ora siete tutti miei figli&#8221;. Nel 1995 insieme a don Luigi Ciotti ha fondato Libera. Negli ultimi tempi, quando era ammalata e stava per morire, diceva: &#8220;Roberto \u00e8 sempre con me. Ci parliamo, facciamo le cose insieme. \u00c8 per questo che sono riuscita a fare tutto quello che ho fatto&#8221;.<\/p>\n<p>Quest&#8217;anno Roberto Antiochia avrebbe compito 51 anni. Gli ultimi 28 non li ha potuti vivere, perch\u00e9 consapevolmente ha perso la vita, non per lo Stato, ma scegliendo di stare a fianco di chi cercava verit\u00e0 e giustizia.<strong> Come scriveva gi\u00e0 nel 1765 Antonio Genovesi: &#8220;Lo stato migliore non \u00e8 quello dove sono le leggi migliori, ma quello dove sono gli uomini (e le donne) migliori&#8221;.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Roberto e Saveria sono tra questi.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Non dimentichiamoli.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>Rocco Artifoni<\/em><br \/><em> Coordinamento provinciale di Libera &#8211; Bergamo<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Bergamo,&nbsp; Luglio 2013 | di Rocco Artifoni Volontari per dovere In memoria di Roberto e Saveria Antiochia Faceva caldo sulla spiaggia di Ostia domenica 28 luglio del 1985. Roberto Antiochia, 23 anni, agente di polizia, era l\u00ec a godersi le meritate ferie. 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